AGI – Disprosio, neodimio, cerio, olmio, praseodimio… Nomi oggi sconosciuti, alcuni anche difficili da pronunciare, ma che impareremo presto perchè saranno essenziali per l’economia di domani. Le cosiddette ‘terre rarè (dall’acronimo inglese Ree – Rare Earth Elements), di cui è stato appena scoperto un grande giacimento in Svezia, sono metalli strategici fondamentali per l’industria tecnologica ed elettronica, in particolare per le principali tecnologie della transizione energetica.

– DA DOVE VENGONO? Le terre rare sono costituite da 17 materie prime, scoperte alla fine del 18esimo secolo in Svezia, ognuna con proprietà diverse. Questi elementi sono stati raggruppati sotto lo stesso nome perchè spesso sono presenti negli stessi suoli. Una volta che il minerale è stato estratto, deve subire un trattamento di “separazione” così da distinguere i diversi minerali, attraverso processi chimici che generano scarti tossici.

PERCHè SONO COSì IMPORTANTI? Smartphone, computer, tablet, macchine elettriche, turbine eoliche. Sono solo alcuni esempi di tecnologie che necessitano di questi preziosi elementi. Ciascuno di loro ha uno specifico utilizzo per l’industria moderna: dall’europio presente negli schermi televisivi, al cerio per lucidare il vetro fino al lantanio utilizzato per i catalizzatori nei motori a benzina. Grazie alle loro particolari caratteristiche fisico-chimiche, risultano di fondamentale importanza nella componentistica di materiali di altissima tecnologia.

è così che li ritroviamo in un drone, in una turbina eolica, in un hard disk e nel motore di un’auto elettrica, ma anche nell’obiettivo di un telescopio e in un caccia da combattimento. Alcuni di questi elementi sono più o meno insostituibili o hanno un costo elevato. Insostituibili perchè le loro proprietà sono a volte uniche. Così, ad esempio, grazie alle qualità del neodimio e del disprosio si possono realizzare i magneti per le turbine eoliche offshore. Una volta installati, richiedono poca manutenzione e mostrano elevate prestazioni, facilitando il funzionamento di queste turboine posizionate lontano dalle coste.

– SONO DAVVERO RARI? In realtà le terre rare sono abbondanti sul pianeta. Contrariamente a quanto possa suggerire il nome, infatti, la loro presenza nella crosta terrestre è significativa: circa 200 volte maggiore rispetto a quella dell’oro. Tuttavia molto spesso si trovano quantità economicamente poco sfruttabili. “Più aumenta la domanda di queste materie prime, più persone le cercano e più ne trovano. Il problema sta più nel rapporto tra il costo di estrazione e il prezzo di mercato”, spiega John Seaman, ricercatore dell’Institute French for International Relazioni (Ifri). Tuttavia, la domanda dovrebbe continuare ad aumentare. Secondo i calcoli dell’Università KU Leuven in Belgio, per sostituire gli idrocarburi e raggiungere la neutralità del carbonio nel 2050, l’Ue avrà bisogno di una quantità di terre rare pari a 26 volte quella di oggi.

 – DOVE SI TROVANO I GIACIMENTI PIù GRANDI La Cina è il principale produttore. Circa il 94 per cento delle terre rare estratte in Cina proviene da depositi di bastnasite. Il giacimento principale si trova a Bayan Obo, Mongolia Interna (83%), mentre giacimenti più piccoli vengono estratti nelle province di Shandong (8%) e Sichuan (3%). Circa il 3% proviene da argille di laterite (assorbimento di ioni) situate nelle province di Jiangxi e Guangdong nella Cina meridionale, mentre il restante 3% viene prodotto in diverse località. I depositi di minerali di terre rare si trovano però in tutto il mondo. I principali sono, oltre che in Cina, negli Stati Uniti, in Australia e in Russia, ma ce ne sono anche in Canada, India, Sud Africa e sud-est asiatico. Prima della scoperta svedese (un milione di tonnellate di ossidi di terre rare stimate), l’US Geological Survey stimava le riserve mondiali a 120 milioni di tonnellate, di cui più di un terzo, 44 milioni di tonnellate, situate in Cina, 22 milioni in Vietnam, 21 milioni in Brasile, 12 milioni in Russia e 7 milioni in India.

– IL MONOPOLIO CINESE E IL RITARDO DELL’OCCIDENTE La Cina è riccamente dotata di terre rare e ha saputo negli anni e con massicci investimenti pubblici mantenere una vasta rete di raffinazione delle materie prime, portando oggi molti produttori del pianeta ad esportarvi i loro minerali. Pechino ha anche depositato più brevetti sulle terre rare di qualsiasi Paese al mondo. Tuttavia, questo dominio è arrivato al costo di un pesante prezzo per l’ambiente. Il monopolio della Cina le ha permesso per anni di aumentare i prezzi e anche d’imporre quote di esportazione su molti di questi prodotti. Ciò ha determinato un grande cambiamento nelle dinamiche dei mercati delle terre rare. L’estrazione della bastnasite è ripresa a Mountain Pass, in California, nel 2011 dopo una pausa di nove anni, e quella della monazite è iniziata nello stesso anno a Mount Weld, in Australia. Negli stessi anni la Russia ha iniziato a estrarre la loparite, mentre la monazite veniva recuperata in India, Vietnam, Thailandia e Malesia. Queste e altre operazioni minerarie degli ultimi anni hanno portato un nuovo equilibrio tra domanda e offerta, in cui la Cina resta comunque il principale fornitore di minerali di terre rare, anche se le aziende cercano fonti alternative e hanno inziato a riciclare di più le terre rare. 

Fonte: Agi.it

Di Antonio Signoriello

Sono Antonio Signoriello, Blogger ed Esploratore di notizie in rete. "Il blogger è una persona che si occupa di un blog perché qualcuno glielo chiede oppure, ed aggiungerei che sfortunatamente è il caso più frequente, perché nessuno glielo chiede" (Nonciclopedia)

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