AGI – Siderurgia, automotive, elettrodomestico. Sono i settori sotto la spada di Damocle della crisi nel 2023. Dalle Acciaierie Italia di Taranto alla Jsw di Piombino, dalla Qf di Firenze alla Bosh di Bari, dalla Vitesco di Technologies di Pisa alla Lear di Torino, dalla Bluetec di Termini Imerese alla Whirlpool, non solo di Napoli: sono tante le aziende che devono fare i conti con una grave incertezza, aggravata dalla crisi energetica e dall’aumento dei prezzi.

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha convocato per il 18 gennaio i sindacati sulle questioni attinenti il comparto metalmeccanico e il giorno dopo sull’ex Ilva: gli argomenti da affrontare sono molti e Fim, Fiom e Uilm, oltre alle singole vertenze, chiederanno risposte sulla strategia da delineare per i prossimi anni.

“La situazione è gravissima – avverte il leader Uilm Rocco Palombella – è una bomba ad orologeria, il settore rischia di implodere: in ballo c’è la perdita di migliaia di posti di lavoro”. Meno allarmato il segretario generale della Fim, Roberto Benaglia: “Non c’è un’esplosione dei tavoli di crisi, sicuramente c’è un rallentamento dell’attività industriale ma non siamo difronte a una dura recessione. Però facciamo i conti con crisi storiche e abbiamo difronte un orizzonte di incertezza che va affrontato”. 

“L’industria metalmeccanica non vive una condizione univoca: ci sono aziende che hanno gestito gli aumenti di produzione e altre che registrano una decrescita dei livelli produttivi – spiega Michele De Palma, segretario generale Fiom – ma tutte hanno bisogno di programmazione. è indispensabile una discontinuità nell’azione del governo. E’ inaccettabile che non ci sia un piano per la siderurgia e per l’automotive, due assi principali per un paese che vuole dirsi industriale”.

Il nodo principale del settore è naturalmente l’ex Ilva di Taranto: il decreto approvato il 28 dicembre prevede un nuovo accordo tra Acciaierie Italia, ArcelorMittal e Invitalia e la disponibilità da subito di 680 milioni per l’aumento di capitale. Reintrodotto lo ‘scudo penalè, che però, secondo il ministro Urso, non è una sorta di immunità ma “una misura di buon senso per tutelare gli amministratori”.

Il Mimit ha convocato il tavolo il 19 gennaio ma Fiom, Uilm e Usb hanno proclamato uno sciopero dal 10 gennaio e confermato la manifestazione organizzata a Roma l’11 gennaio. Secondo la Uilm, il finanziamento rappresenta “una resa incondizionata del Governo nei confronti della multinazionale. Un atto grave e irresponsabile, un pannicello caldo che terminerà i suoi effetti nelle prossime settimane”. Per la Fiom il governo non ha dato risposte alle richieste dei lavoratori. Per la Fim la situazione è delicata ma è apprezzabile la convocazione dell’incontro.

 Attualmente, sono circa 3 mila i lavoratori in cig e 1.700 quelli in cigs di Ilva in amministrazione straordinaria. Secondo i sindacati, gli stabilimenti versano in condizioni pessime, mancano interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria e, alla fine del 2022 si, arriveranno a produrre solo circa 3 milioni di tonnellate di acciaio rispetto ai 6 milioni promessi.

Sempre nella siderurgia, resta da sciogliere il nodo Jsw: all’anno nuovo si chiede un piano industriale e soluzioni di lungo periodo. Il 2023 dovrebbe poi portare le offerte vincolanti per l’acquisizione di quattro stabilimenti Sanac, dal 2015 in amministrazione straordinaria, con il 41% dei lavoratori in cassa integrazione.

Nel settore elettrodomestico, spicca l’annosa vertenza dell’ex Whirlpool: dopo la stipula del rogito per il trasferimento del sito di via Argine a Zes Campania, si aspetta di discutere il piano industriale. Ma i sindacati sono anche in attesa delle decisioni della multinazionale sul futuro degli altri siti italiani.

Da gestire poi la situazione di Electrolux che ha dichiarato oltre 300 esuberi (222 dipendenti diretti a cui si aggiungono i mancati rinnovi dei contratti in scadenza) nei vari stabilimenti (in particolare Forlì e Porcia ). Altra situazione critica, quella di Epta che ha deciso di non rinnovare i 286 contratti in somministrazione in scadenza a dicembre (253 nello stabilimento di Belluno e 33 in quello di Padova). 

Nella componentistica, è ancora da definire il percorso di reindustrializzazione della Qf (ex Gkn) di Firenze: nella riunione del 30 dicembre è emerso che l’Inps ha respinto la domanda di Cigo per il 2022, indicando tuttavia la possibilità di richiedere la Cigs. Inoltre, è stato prospettato un possibile interessamento di una società pubblica o che collabora col pubblico.

Per Wartsila di Trieste, dopo l’intesa sulla reindustrializzazione con la revoca dei licenziamenti, si attende il piano industriale triennale che deve arrivare entro il 31 gennaio. Alle prese con una complessa transizione industriale ed energetica sono la Vitesco Technologies di Pisa e la Bosch di Bari, dove si fa ricorso ad ammortizzatori sociali e contratti di solidarietà.

Per lo stabilimento pugliese, nel mese di gennaio ci sarà il primo monitoraggio di verifica dell’accordo quadro sottoscritto al ministero nel mese di luglio. Sempre nell’indotto automotive, in grave difficoltà la Lear di Torino, con i lavoratori coinvolti nella cassa integrazione. Riorganizzazione e ammortizzatori anche per Vm Motori di Ferrara e reindustrializzazione ancora in alto mare per Blutec di Termini Imerese.

Per affrontare le difficoltà del settore metalmeccanico, De Palma invoca un nuovo approccio: “Abbiamo due distinti problemi: uno le crisi industriali, l’altro, lo sviluppo economico ed industriale del Paese. Finora ci siamo trovati ad affrontare una condizione permanente di emergenza: abbiamo invece la necessità di far partire il confronto sulla programmazione di linee di intervento industriali con il governo e le imprese”.

Secondo il sindacalista, “il problema prioritario è Acciaierie Italia, poi ci sono le vicende Jindal, Ansaldo energia, Wartsila, Whirlpool. Non sappiamo cosa succederà nell’elettrodomestico”, osserva, “e c’è in corso il dramma dell’automotive, dove si è costretti a inseguire la crisi invece di programmare la transizione. Ed ancora la questione Stellantis: una produzione decisamente inferiore alle capacità che ha conseguenze sulla componentistica. L’anno nuovo deve rispondere ad una precisa domanda: in Italia si farà la transizione ecologica e digitale o la dismissione? Al prossimo appuntamento con il ministro Urso – prosegue – andremo a dire che c’è un assoluto vuoto di intervento sull’industria, anche alla luce di manovra. La ripartenza sarà difficile. C’è un problema di dimensione di impresa e un problema di mancanza di figure specializzate, mentre nel Mezzogiorno resta la disoccupazione. Ed ancora le questioni legate ai costi dell’energia. Sono questi i temi che vogliamo affrontare con il ministro”.

Finora, sostiene il leader Fiom, “l’industria è stata difesa dalle iniziative sindacali dei lavoratori. Ma serve un piano straordinario che coinvolga i ministeri delle Imprese, del Lavoro, dell’Ambiente e la Presidenza del Consiglio. Punto fondamentale del 2023 è l’assunzione di una strategia per l’industria. Se non ci sarà un reale confronto faremo quello che è nelle nostre possibilità. Serve partecipazione o c’è il rischio che le tensioni crescano, siamo in una situazione delicata”.

“Abbiamo retto fino a fine anno ma la situazione non è proseguibile”, avverte Palombella. “Vedremo come andrà l’incontro con il ministro Urso ma se non avremo risposte è necessario avviare una fase di informazione con i lavoratori e anche una fase conflittuale: non possiamo stare con le mani in mano”. Secondo il segretario generale della Uilm, il settore metalmeccanico “sconta la mancanza di una politica industriale. Alla crisi si è aggiunta la pandemia e la guerra ma il comparto già soffriva di scarsa attenzione. La crisi ha aggravato la situazione ed è stata anche spietata nel farci toccare con mano quanto il sistema sia vulnerabile per scelte non fatte, come abbiamo tante volte denunciato. Soffriamo la mancanza di materie prime per realizzare il prodotto finale”.

Secondo Palombella, la vertenza più grave è naturalmente l’ex Ilva, dove si continua a “sperperare denaro pubblico e non ci cambia la governance, anche se è evidente che il piano industriale presentato un anno fa era bugiardo e non meritava credito”. Poi bisogna affrontare seriamente la transizione ecologica e digitale e far fronte a caro-energia ed inflazione. “Per questo – conclude – dobbiamo avviare una fase di mobilitazione”. Benaglia ritiene che l’appuntamento del 18 sulla metalmeccanica e l’incontro del 19 sull’ex Ilva, nonchè il tavolo già insediato sull’automotive, possano essere utili per “mettere a fuoco obiettivi e misure”.

Secondo il leader della Fim Cisl, “sicuramente c’è un rallentamento dell’attività dell’industria metalmeccanica ma non siamo difronte a una dura recessione; pesano l’incertezza determinata dal caro energia e dall’aumento dei tassi di interesse ma si può sperare in un’inversione di tendenza”. Il processo di transizione ecologica e di razionalizzazione della produzione è stato avviato e “lo stiamo gestendo in modo quasi indolore”, come dimostrano i casi Electrolux e Wartsila. La siderurgia sta reagendo “anche grazie ai provvedimenti sul credito d’imposta”. Sull’ex Ilva “prima di emettere sentenze drastiche e contrarie” vanno approfonditi i contenuti del decreto del Governo. “Quello che vogliamo – conclude – è non indebolire il patrimonio italiano: l’industria continua ad essere vitale ma l’incertezza all’orizzonte va affrontata”. 

Fonte: Agi.it

Di Antonio Signoriello

Sono Antonio Signoriello, Blogger ed Esploratore di notizie in rete. "Il blogger è una persona che si occupa di un blog perché qualcuno glielo chiede oppure, ed aggiungerei che sfortunatamente è il caso più frequente, perché nessuno glielo chiede" (Nonciclopedia)

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