AGI – La strada è ancora lunga: nonostante le buone premesse del vertice della scorsa settimana nei fatti i Ventisette restano divisi sulle misure da mettere in campo per ridurre i prezzi dell’elettricità.

Tutti d’accordo sugli acquisti comuni (con obbligo solo per il 15% degli stoccaggi, ossia 13,5 miliardi di metri cubi), così come sulla creazione di un nuovo indice di riferimento, complementare al Ttf di Amsterdam (dovrebbe arrivare entro il 31 marzo, in tempo per la nuova stagione di riempimento degli stoccaggi).

Sembra ormai accettato un corridoio per la limitazione dei prezzi, in attesa del nuovo benchmark. Anche se Germania e Paesi Bassi preferiscono il meccanismo contro la volatilità giornaliera, che nella proposta della Commissione rappresenta uno strumento separato.

Se ne parlerà nel dettaglio nel Consiglio straordinario Energia convocato dalla presidenza per il 24 novembre. Dovrebbe essere – il condizionale è sempre d’obbligo – la data in cui verrà approvato legalmente il pacchetto.

Altrimenti si slitterà al Consiglio ordinario del 19 dicembre (dopo il vertice Ue del 15-16 dicembre). “Non voglio rovinare le vacanze di Natale ai colleghi”, ha precisato il ministro dell’Industria della Repubblica Ceca (presidente di turno dell’Ue), Jozef Sikela, che finora ha già convocato quattro consigli straordinari. 

A innescare un nuovo braccio di ferro tra gli Stati è la proposta di estensione del modello iberico. I capi di Stato e di Governo, nelle loro conclusioni di giovedì, avevano chiesto alla Commissione di prendere in esame – almeno con un’analisi costi e benefici – l’ipotesi di applicare in tutto il blocco il meccanismo introdotto da Spagna e Portogallo che prevede la fissazione di un tetto amministrato al prezzo del gas utilizzato per la generazione dell’elettricità. Un metodo immediato per tagliare le bollette della luce. Ma la differenza tra il prezzo di mercato e il prezzo amministrato è a carico dello Stato. 

La Commissione ha fatto l’analisi costi-benefici e oggi ha presentato ai ministri i risultati: il meccanismo permetterebbe un risparmio di 13 miliardi di euro (che si sommerebbero ai 70 miliardi ottenuti dal tetto agli extraprofitti), allevierebbe il peso dell’inflazione.

Ma comporterebbe comunque un aumento dei consumi di 5-9 miliardi di metri cubi, con il rischio di fornire energia sovvenzionata dagli Stati Ue anche a Svizzera e Regno Uniti (collegati alla rete europea) ma soprattutto i Paesi che hanno un’alta quota di gas nella produzione di elettricità (Germania, Italia, Paesi Bassi) dovranno pagare compensi molto elevati a beneficio degli importatori netti, quali la Francia.

Insomma la Commissione non lo dice chiaramente ma sul piatto fa pesare gli svantaggi molto più dei vantaggi, scontentando in particolare Francia, Spagna e Portogallo che continuano a spingere per questa soluzione.  

“È chiaro che alcuni Stati membri e la Commissione non credono che il ‘meccanismo iberico’ sia la via da seguire e offrono un approccio alternativo. Ma per valutarlo correttamente, abbiamo bisogno di maggiori dettagli, proposte legislative concrete o uno studio d’impatto”, ha chiarito Sikela. “Quel documento è un’analisi di costi e benefici ed è ciò che ci era stato chiesto dai leader Ue”, ha precisato la commissaria all’Energia, Kadri Simson.

“Nella nostra proposta c’è il price cap alle transazioni al Ttf”, ha aggiunto. Quindi la Commissione, per il momento, non prende in considerazione di proporre anche l’estensione del modello iberico. “Abbiamo comunque dimostrato di essere in grado di presentare pacchetti legislativi in pochi giorni”, ha sottolineato Simson.

La Francia, che insiste per l’allargamento del modello iberico, si dice disposta alla “redistribuzione degli impegni e non lasciare gravare tutto sui Paesi che hanno molto gas nel proprio mix energetico” e propone di “coinvolgere anche Svizzera e Regno Unito nel meccanismo” per evitare appunto il rischio di squilibri rispetto ai Paesi Ue. 

Nello stesso documento dell’analisi sul modello iberico, la Commissione propone un primo disaccoppiamento del gas dall’elettricità. O meglio, chiede di separare i contratti di elettricità da rinnovabili e nucleare rispetto al mercato quotidiano del gas (che resterebbe solo come elemento di stabilizzazione della fornitura in attesa di rimpiazzarlo completamente con le rinnovabili). 

Nello stesso documento dell’analisi sul modello iberico, la Commissione propone un primo disaccoppiamento del gas dall’elettricità. O meglio, chiede di separare i contratti di elettricità da rinnovabili e nucleare rispetto al mercato quotidiano del gas (che resterebbe solo come elemento di stabilizzazione della fornitura in attesa di rimpiazzarlo completamente con le rinnovabili). 

“C’è stata una richiesta da parte del nostro Paese ma anche dalla maggioranza dei Paesi di urgenza di intervento e di dare una risposta in tempi brevi che dovrebbe arrivare al Consiglio Energia che si terrà il prossimo 24 novembre”, ha spiegato il neo ministro per l’Ambiente e la sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, al termine del suo primo Consiglio Energia a Lussemburgo (accompagnato dall’ex ministro Roberto Cingolani in qualità di consulente).

“Sono ottimista sul fatto che la Commissione si impegna a dare una risposta formale che poi sarà un’elaborazione delle varie istanze presentate”, ha aggiunto Pichetto. 

Fonte: Agi.it

Di Antonio Signoriello

Sono Antonio Signoriello, Blogger ed Esploratore di notizie in rete. "Il blogger è una persona che si occupa di un blog perché qualcuno glielo chiede oppure, ed aggiungerei che sfortunatamente è il caso più frequente, perché nessuno glielo chiede" (Nonciclopedia)

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