AGI – Giochi e lotterie? “Sono una manna d’incassi per le società che gli Stati chiamano ad amministrare”, scrive il New Yorker in un lungo servizio in cui l’autore racconta che nel suo minimarket “è possibile acquistare fino a cinquanta diversi tipi di biglietti della lotteria gratta e vinci” a prezzi diversi e a montepremi diversificate a seconda del gioco.

Per poi annotare: “La più strana delle tante cose strane di questi biglietti è che, a differenza di altri prodotti base dei minimarket – patatine, panini alla cannella, bottiglie di vino da 1,98 dollari – vengono offerti dal governo statale. Solo Alabama, Alaska, Hawaii, Nevada e Utah non trattano la vendita di biglietti della lotteria”. Ma ovunque, come i parchi e le patenti di guida, giochi e lotterie sono “un servizio governativo”.

Tuttavia, secondo la rivista, “c’è una contraddizione: da un lato, la lotteria è di gran lunga meno redditizia di quanto i suoi fautori dicano, un inganno arrivato a spese delle casse pubbliche e dei servizi pubblici” mentre “è estremamente redditizio per le società private che producono e vendono biglietti sia finanziariamente”. Anche perché “un adulto americano su due acquista un biglietto della lotteria almeno una volta all’anno, uno su quattro uno almeno una volta al mese e i giocatori più accaniti lo acquistano a tariffe choc”.

Insomma, “gli americani spendono più in biglietti della lotteria ogni anno che in sigarette, caffè o smartphone” scrive l’autore nel citare un saggio dello storico Jonathan D. Cohen, “Un sogno per un dollaro”, nel quale si legge che gli americani “spendono più in biglietti della lotteria che in servizi di streaming video, biglietti per concerti, libri e biglietti per il cinema messi insieme”.

La lotteria nell’impero romano

Si chiede il New Yorker: ma “i biglietti della lotteria sono una forma benigna di intrattenimento o una pericolosa dipendenza”? Nel fare un po’ di storia, risponde: “Le lotterie sono un antico passatempo. Erano comuni nell’impero romano: Nerone ne era un fan; ci sono in tutta la Bibbia, dove il sorteggio è usato per qualsiasi cosa, dalla scelta del prossimo re d’Israele alla scelta di chi si occuperà delle vesti di Gesù dopo la crocifissione. In molti di questi primi casi, venivano utilizzati come una sorta di gioco di società – durante i Saturnali romani, i biglietti venivano distribuiti gratuitamente agli ospiti, alcuni dei quali vincevano premi stravaganti – o come mezzo per indovinare la volontà di Dio. 

Spesso, però, venivano organizzate lotterie per raccogliere fondi per lavori pubblici. La prima versione conosciuta risale alla dinastia Han e si dice che abbia contribuito a pagare la Grande Muraglia cinese. Due secoli dopo, Cesare Augusto iniziò una lotteria per sovvenzionare le riparazioni per la città di Roma” E via di questo passo, secolo dopo secolo, di continente in continente, mania su mania.

“Alla fine, i giochi si sono rivelati così redditizi che sono stati rilevati dalla criminalità organizzata, a volte con l’aiuto di agenti di polizia che hanno accettato tangenti”. È una tassa sugli stupidi? Eppure la constatazione è che “le vendite della lotteria aumentano man mano che i redditi diminuiscono, la disoccupazione aumenta e i tassi di povertà aumentano”.

Resta però inevaso un interrogativo? Cosa accadrebbe se le lotterie statali perdessero influenza o scomparissero del tutto? La risposta è a lotteria ha qualcosa di suggestivo e incontrollabile: “Credere in qualcosa di più grande”.

Fonte: Agi.it

Di Antonio Signoriello

Sono Antonio Signoriello, Blogger ed Esploratore di notizie in rete. "Il blogger è una persona che si occupa di un blog perché qualcuno glielo chiede oppure, ed aggiungerei che sfortunatamente è il caso più frequente, perché nessuno glielo chiede" (Nonciclopedia)

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