AGI – Tra foto di classe con l’abito buono e momento protocollare previsto dalla legge, il giuramento del governo è la cerimonia ufficiale che segna la nascita del nuovo esecutivo.

Un tempo sobria e con grisaglie ministeriali, ormai più colorata ma pur sempre vissuta da premier e ministri in un clima di grande emozione.

Il giuramento del presidente del Consiglio e dei suoi ministri al Quirinale avviene nelle mani del presidente della Repubblica.

Scenografia di grande effetto è il salone delle Feste, la terza sala più grande del palazzo che fu dei Papi.

Prima del giuramento, dopo che il Capo dello Stato ha incaricato il presidente del Consiglio e questi ha sciolto la riserva e letto la lista dei ministri, ci sono la firma e la controfirma dei diversi decreti di nomina del Capo dell’esecutivo e dei titolari dei dicasteri.

Davanti al presidente della Repubblica e al segretario generale del Quirinale, giurano prima il presidente del Consiglio poi i ministri, chiamati uno per volta a una scrivania posta nel lato corto del salone su cui campeggiano una copia originale della Costituzione Italiana, conservata presso gli Archivi Storici del Quirinale nel Palazzo Sant’Andrea, e i documenti ufficiali.

La formula che devono pronunciare recita: “Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione”.

È in questo momento, quindi prima di ricevere la fiducia dalle Camere, che il governo entra in carica.

Gli aneddoti sono infiniti. C’è stato chi si è impappinato, a volte qualcuno tentenna, Renato Ruggiero si dimeticò di firmare: l’emozione è tanta anche perché da diversi anni la cerimonia è in diretta televisiva e nei saloni accanto a quello del giuramento i familiari attendono uno dei momenti più importanti della vita pubblica dei loro cari.

Molti ricordano i tre figli di Matteo Renzi con tre maglioncini rosso, bianco e verde; la moglie di Corrado Passera, incinta, che annunciò ai cronisti “è un maschio”; Paola Severino che si avvicinò ai nipotini per un rapido bacio sulla guancia.

Alla fine della cerimonia il Presidente della Repubblica si mette in posa insieme a tutta la squadra di governo.

Poi il rompete le righe, i ministri vengono chiamati dai giornalisti per le prime dichiarazioni programmatiche e dopo un brindisi veloce sciamano nella piazza del Quirinale, dove li attendono altri cronisti, le dichiarazioni spesso fanno scalpore, poi le auto blu li ‘catturano’ e li portano a palazzo Chigi per la prima riunione del Consiglio dei ministri.

A volte alcuni ministri, chiamati all’incarico mentre erano impegnati all’estero, hanno giurato dopo il resto del governo. È stato ad esempio il caso di Pier Carlo Padoan, titolare dell’Economia del Governo Renzi, che infatti fu fatto giurare nella più piccola Sala della Pendola.

Come ricordano le foto color seppia, i giuramenti dei primi anni della Repubblica erano caratterizzati dal grigio e dal nero. Toni sobri, un’Italia che usciva faticosamente dalla povertà e dalla guerra, nessuna donna nella squadra di governo.

Poi il boom economico, le prime ministre, i colori vivaci di Rosa Russo Iervolino e le mitiche borsette di Vincenza Bono Parrino. E ancora dopo, la politica diventa immagine, Roberto Maroni e Roberto Castelli sfoggiano una pochette verde Lega.

Le donne aumentano e Stefania Prestigiacomo si presenta in premaman, come anni dopo Marianna Madia. Il giuramento è ormai diventato il primo momento pubblico del nuovo governo e i giudizi sono gia’ pronti, il look di ognuno viene vivisezionato, le smorfie e le gaffe registrate e diffuse sui social.

È la politica, bellezza, e la scelta del primo abito da ministro agita i sonni di molti. Nelle prossime ore, quando Giorgia Meloni salira’ al Quirinale per giurare con la sua squadra, scopriremo che abito indossa il governo di centrodestra. 

Fonte: Agi.it

Di Antonio Signoriello

Sono Antonio Signoriello, Blogger ed Esploratore di notizie in rete. "Il blogger è una persona che si occupa di un blog perché qualcuno glielo chiede oppure, ed aggiungerei che sfortunatamente è il caso più frequente, perché nessuno glielo chiede" (Nonciclopedia)

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