AGI – Ridottissima sulla stampa internazionale, diversamente da quella italiana, l’eco per il via libera dell’Ue al riconoscimento all’Ucraina dello status di Paese candidato: solo pochi i quotidiani che hanno la notizia in prima pagina, e comunque in posizione di scarsa evidenza.

Più spazio ottiene invece, sulle testate europee, la Germania sull’orlo del razionamento del gas a causa del taglio dei flussi sul gasdotto Nord Stream 1 dalla Russia. I giornali americani puntano invece sulle dissonanti decisioni in materia di armi da fuoco venute ieri dal Senato e dalla Corte suprema degli Usa. Ecco quali sono i titoli forti delle prime pagine.

WASHINGTON POST

Mentre il Senato approva una legge timidamente più restrittiva sulle armi da fuoco, la Corte Suprema ha cassato le norme dello Stato di New York che limitavano ai soli casi di comprovata necessità il permesso di portare una pistola: queste due notizie in stridente contraddizione tra loro si dividono l’apertura del Washington Post.

Quella del Senato è una svolta nel senso di maggiori controlli sulle armi, la prima del genere dal 1990, approvata sull’onda dell’orrore per il massacro di 19 bambini nella scuola elementare di Uvalde, in Texas, teatro dell’ennesima strage consumata negli Usa da squilibrati regolarmente in possesso di fucili d’assalto. Un orrore che ha toccato anche qualche repubblicano, compreso il capogruppo Mitch McConnell, e lo ha spinto a votare assieme a democratici, discostandosi dalla linea del partito a favore del diritto incondizionato di possedere armi. McConnell ha riassunto così l’intenzione: “Rendere l’America più sicura, soprattutto per i bambini a scuola, senza renderla nemmeno un po’ meno libera”.

E ha auspicato che gli elettori capiranno. Sicuramente capiranno meno i giudici della Corte Suprema, a maggioranza conservatrice, che con 6 voti contro 3 hanno annullato le regole newyorkesi sull’obbligo di motivare con particolari esigenze il porto di armi fuori dalla propria abitazione. Il Post nota che la decisione della Corte mette a rischio leggi simili a quella di New York vigenti in Maryland, California, New Jersey, Hawaii e Massachusetts, e che “probabilmente finirà col rendere più facile girare armati in alcune delle più grandi città della nazione”.

Accanto alle armi, il tema forte della prima pagina è l’indagine parlamentare sull’assalto dei trumpiani contro il Campidoglio il 6 gennaio 2020: la commissione d’inchiesta ha rivelato che cinque parlamentari repubblicani, tra i più accessi sostenitori delle false accuse di brogli elettorali lanciate dall’ex presidente, cercarono di ottenere da Trump una grazia preventiva che li avrebbe messi al riparo da procedimenti penali. Sono i deputati Matt Gaetz (Florida), Mo Brooks (Alabama), Andy Biggs (Arizona), Louie Gohmert (Texas) e Scott Perry (Pennsylvania). Il commento di componente della commissione d’inchiesta, Adama Kinzinger, anche lui repubblicano, dice tutto: “L’unica ragione che conosco per cui qualcuno chiede la grazie è che pensa di aver commesso dei reati”.

NEW YORK TIMES

“La capitale della nazione, così spesso scenario di inerzia, raramente aveva assistito a qualcosa di simile: due istituzioni che nello stesso giorno si dividono e vanno in direzioni opposte sulle armi, una delle questioni più divisive del Paese”: così commenta il New York Times le contrastanti decisioni prese ieri dal Senato, che con voto bipartisan ha approvato modeste restrizioni sulle armi da fuoco, e dalla Corte Suprema, che ha giudicato illegittima la norma dello Stato di New York che subordina a motivate esigenze il permesso di portare armi.

Per il Nyt, la giornata “è stata una vittoria monumentale nei tribunali per il movimento per il diritto alle armi e un risultato legislativo meno significativo ma importante per coloro che chiedevano una risposta ai recenti massacri di Buffalo e Uvalde”. Il risultato “per il Paese è una confusione sempre più profonda sulla direzione della politica nazionale sulle armi in un’era di sparatorie di massa, aumento della criminalità e una crescente spinta conservatrice per espandere i diritti sulle armi e la portata del Secondo Emendamento”.

In grande evidenza anche l’inchiesta parlamentare sull’assalto del 6 gennaio 2020 contro il Campidoglio: “Trump forzò il Dipartimento della Giustizia a sovvertire il voto”, titola il New York Times, secondo cui dai lavori della commissione del Congresso emerge ormai con chiarezza “il tentativo più sfacciato di un presidente in carica dai tempi del Watergate di manipolare l’apparato giudiziario della nazione per mantenersi al potere”.

Secondo le testimonianze raccolte dalla commissione, Trump strapazzava quotidianamente i responsabili del Dipartimento della Giustizia perché attestassero gli inesistenti brogli, basandosi anche su fake che circolavano su Internet, e quando infine gli fu spiegato che dalle verifiche non risultava alcuna irregolarità nel voto, replicò: “Voi dite che ci sono state, e al resto penso io”. Al rifiuto, minacciò di sostituire il procuratore generale William Barr con uno a lui fedele e si fermò solo davanti alle dimissioni che tutti i dirigenti del Dipartimento dissero di essere pronti a presentare in quel caso.

WALL STREET JOURNAL

Il “forte rallentamento” subito a giugno dalle economie di Usa e Europa è il titolo forte sulla prima pagina del Wall Street Journal. La frenata si deve “all’aumento dei prezzi dell’energia e del cibo, che ha indebolito la domanda di altri beni e servizi”, scrive il giornale, che vede “un aumento del rischio di recessione in tutto il mondo”. Il quotidiano cita stime scoraggianti basate su sondaggi tra le grandi aziende: negli Stati Uniti la crescita al secondo trimestre è sotto l’1% e secondo gli analisti si contrarrà ulteriormente nel terzo, in Europa allo 0,2% con il più brusco rallentamento da novembre 2008, ossia all’apice della crisi finanziaria mondiale. Quadro buio: “La guerra della Russia in Ucraina ha colpito la crescita globale poiché l’inflazione elevata si è diffusa in tutto il mondo. Le economie devono inoltre affrontare continue interruzioni della catena di approvvigionamento e la prospettiva di un aumento dei tassi di interesse che frena gli investimenti delle imprese. L’Europa deve far fronte a ulteriori pressioni da una possibile carenza di energia questo inverno”. Sicché, “le aziende si stanno preparando a una recessione”, scrive il Wsj, e cita ad esempio la casa automobilistica Ford, che tra i brutti presagi indica anche un aumento dei casi di insolvenza nell’acquisto di veicoli a rate.

FINANCIAL TIMES

La Russia usa le esportazioni di gas come un’arma e la Germania è vicina al razionamento: così titola il Financial Times, che fa proprie le parole del ministro tedesco dell’Economia, Habeck. Berlino ha dovuto attivare la fase del due del proprio piano nazionale di emergenza energetica, e si prepara a ulteriori aumenti dei prezzi dell’energia. Il che, avverte Habeck, “avrà conseguenze sulle imprese e sui consumatori, con un shock prolungato”. Altra conseguenza della guerra in Ucraina è in rilievo sulla prima pagina del quotidiano della City, la crisi del grano, con la stagione della mietitura compromessa dal conflitto. Spazio anche alla notizia che Toyota, maggior casa automobilistica del mondo, ha deciso di richiamare 2.700 unità del suo Suv elettrico bZ4X, creato per competere con Tesla, a causa di un difetto di fabbricazione che causa il rischio di distacco delle ruote.

THE TIMES

Tensioni tra Boris Johnson e il principe Carlo sui migranti: l’erede al trono, scrive il Times in apertura, sarà domani in Ruanda con il premier per il summit dei Paesi del Commonwealth a Kigali, e i suoi collaboratori temono che possa essere inquadrato in una cattiva luce a causa dell’accordo che il governo ha stretto con quel Paese africano per deportarvi tutti gli stranieri sbarcati illegalmente nel Regno Unito, a prescindere dalla loro nazionalità. Un accordo che, secondo il giornale, in privato lo stesso Carlo avrebbe definito “spaventoso”.

A chi gli chiedeva se a Kigali avrebbe parlato con il principe della questione, Johnson ha risposto: “Credo che la gente dovrebbe essere di più larghe vedute su questa politica, di cui moltissime persone riconoscono gli evidenti meriti. Credo che i critici debbano essere di più larghe vedute. Così, se domani vedrò il principe, è questo che gli dirò”. In risalto anche la notizia che il personale di terra della British Airways attuerà scioperi, come stanno facendo molte categorie, per rivendicare aumenti salariali a fronte dell’inflazione galoppante: la data dell’astensione dal lavoro non c’è ancora, ma i sindacati hanno convenuto di farla coincidere con le giornate di più intenso traffico estivo.

LE MONDE

Politica sempre in primo su Le Monde, che ragiona sull’appello alla responsabilità rivolto da Macron a tutti i partiti per invitarli al “dialogo” e al “compromesso” davanti al “fatto nuovo” per la quinta Repubblica di un’Assemblea nazionale senza maggioranza. Il giornale osserva che “il presidente e il suo partito non hanno escluso il Rassemblement National come interlocutore legittimo, anche a rischio di istituzionalizzarlo”. Con il che, “Marine Le Pen vede il compimento di venti anni di sforzi”. Agli 89 deputati del partito dell’estrema destra, che costituiscono il primo gruppo parlamentare di opposizione, è dedicato un approfondimento che  sottolinea la loro strategia di dare “un’immagine rassicurante”.

LE FIGARO

Vede un “Macron isolato dopo il no delle opposizioni” Le Figaro, nella sua apertura sullo “stallo politico che rimane” dopo “l’irricevibilità” con cui l’appello del presidente al dialogo è stato respinto tanto Les Republicains, ritenuti i più papabili alleati, quanto l’estrema destra del Rassemblement National e l’estrema sinistra della Nupes di Melenchon. Il giornale ha commissionato un sondaggio, da cui risulta che l’83% dei francesi ritengono il presidente indebolito dal risultato elettorale, il 70% imputano a una diretta responsabilità la perdita di una maggioranza all’Assemblea nazionale, e il 57% non vogliono più Elizabeth Borne come premier. Alla crisi del gas in Germania è dedicato un pungente editoriale dal titolo “Brava signora Merkel” che ironizza sul Paese “legatosi mani e piedi a Putin” e costretto adesso a diventare uno dei grandi inquinatori d’Europa con il ritorno alle centrali a carbone.

EL PAIS

La Spagna si vede assegnare da Bruxelles 7,8 miliardi di fondi europei inattesi, e la notizia è in apertura su El Pais. Non si tratta di un regalo, ovviamente, ma del risultato di un ricalcolo del riparto delle risorse del Recovery fund, che eleva la quota di Madrid a un totale di 77,3 miliardi. In evidenza anche l’archiviazione decisa dalla Procura di Madrid dell’inchiesta sull’acquisto di mascherine da parte dell’amministrazione della capitale.

Non sono emersi illeciti anche se i magistrati hanno accertato che l’impresa fornitrice, di cui è partecipe il fratello di Isabel Diaz Ayuso, presidente della comunità di Madrid e figura emergente del Partito popolare, ha avuto un utile di un milione di euro sui dispositivi di protezione che le erano costati solo 500.000 euro. Tomas Diaz Ayuso ha ricevuto una commissione di 234.000 euro. Tra gli altri titoli l’ammissione della candidatura dell’Ucraina all’ingresso nell’Ue, il rischio di razionamento del gas in Germania, la sentenza della Corte suprema Usa permissiva in materia di armi da fuoco.

FRANKFURTER ALLGEMEINE ZEITUNG

La crisi del gas che si para davanti alla Germania è il tema di apertura della Frankfurter Allgemeine Zeitung, che titola sulle parole del ministro dell’Economia, Robert Habeck, sui “grossi oneri” che i consumatori devono attendersi. Habeck ha attivato la fase 2 del piano nazionale di emergenza, e il passo successivo sarà il razionamento. Una mossa resa necessarie dal taglio delle forniture sul gasdotto Nord Stream 1 dalla Russia, con i flussi ridotti al 40% del normale.

Ciò mette a rischio la possibilità di accumulare scorte adeguate in vista dell’inverno: il livello di stoccaggio del 90% previsto per dicembre non potrà essere raggiunto se Mosca non riaprirà i rubinetti del Nord Stream o se non si troveranno fonti alternative di pari portata, il che sembra improbabile. Nuove difficoltà per il governo Scholz, al quale “non è stato risparmiato nulla”, osserva la Faz nell’editoriale, e sottolinea che “passeranno anni prima che la politica energetica della Germania torni su un terreno solido”.

Non sorprendentemente, essendo del partito dei Verdi, Habeck ha lamentato che sulle rinnovabili Berlino si è mossa troppo lentamente, nota il giornale, secondo cui però, la verità è che “la politica energetica della Germania si è basata su illusioni”, come la rinuncia al nucleare. A centro pagina, spazio al riconoscimento dello status di candidato membro concesso dall’Ue ieri a Ucraina e Moldova, anche se la Faz nota che ci vorranno anni perché l’adesione si concretizzi.

CHINA DAILY

Il discorso di Xi Jinping al vertice Brics, formato che comprende le cinque principali economie emergenti (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), è il tema del giorno sul China Daily. Xi ha invitato i partner ad “agire con senso di responsabilità per portare al mondo una forza positiva, stabilizzante e costruttiva”, mentre “alcuni Paesi tentano di espandere le alleanze militari per cercare la sicurezza assoluta, alimentare il confronto tra blocchi costringendo altri Paesi a schierarsi e perseguire il dominio unilaterale a spese dei diritti e degli interessi degli altri.

Se si permette che tali tendenze pericolose continuino, il mondo sarà testimone di ancora più turbolenze e insicurezza”, ha avvertito il presidente cinese, che ha rilanciato la Global Security Initiative. In coincidenza con il summit, che si è tenuto in videoconferenza, il ministro degli Esteri, Wang Yi, ha ricevuto il nuovo ambasciatore indiano, Pradeep Kumar Rawat, e ha “sottolineato l’esigenza di accrescere la fiducia nelle relazioni sino-indiane” e di “inquadrare la questione del confine in una posizione adeguata all’interno dei legami bilaterali e cercare soluzioni attraverso il dialogo e la consultazione”. Ad oggi, Cina e India hanno tenuto 15 cicli di colloqui a livello di comandanti militari sulla questione del confine.

QUOTIDIANO DEL POPOLO

L’intervento di Xi Jinping in apertura del vertice Brics in videoconferenza è affidato sul People’s Daily, edizione in inglese dell’organo ufficiale del Partito comunista cinese, ai lanci dell’agenzia ufficiale Xinhua, mentre di suo il quotidiano ci mette un’analisi centrata sugli aspetti economici della partnership comprendente Cina, Russia, India, Brasile e Sudafrica. Il commercio della Cina con gli altri 4 Paese del gruppo è cresciuto del 39,2% nel 2021, raggiungendo un valore di a 490 miliardi di dollari, ricorda il giornale, e scrive che “la maggiore cooperazione tra i paesi Brics consoliderà la resilienza e la diversificazione della catena di approvvigionamento, creando condizioni di crescita favorevoli per il commercio, gli investimenti e le industrie verdi e digitali in un momento di instabilità globale”.

La testata coglie anche l’occasione per fare il punto su un altro proiettore della Cina sulla scena internazionale, la Belt and Road Initiative, la così detta nuova via della seta, lanciata da Pechino nel 2013, e che adesso va ulteriormente potenziata e allargata.

Fonte: Agi.it

Di Antonio Signoriello

Sono Antonio Signoriello, Blogger ed Esploratore di notizie in rete. "Il blogger è una persona che si occupa di un blog perché qualcuno glielo chiede oppure, ed aggiungerei che sfortunatamente è il caso più frequente, perché nessuno glielo chiede" (Nonciclopedia)

Rispondi