AGI – La durissima offensiva russa ha lo scopo di conquistare il Donbass, anche perché Putin ha bisogno di una vittoria da sbandierare il 9 maggio, quando celebrerà il trionfo della Russia sui nazisti nella seconda guerra mondiale. Questo si legge sui maggiori quotidiani internazionali, tra i quali si distingue il Wall Street Journal per la sua analisi sul grave deterioramento delle relazioni tra Usa e Arabia Saudita per indiretto effetto della guerra. Molti giornali anche oggi valorizzano in apertura notizie nazionali piuttosto che gli sviluppi in Ucraina. 

Washington Post 

Il Washington Post punta sulle dichiarazioni del ministro degli Esteri russo Lavrov per centrare il suo titolo di apertura: “La Russia assicura che ci sarà una feroce offensiva orientale”. Lavrov ha detto che l’obiettivo è la “liberazione completa” delle regioni di Donetsk e Luhansk, ovvero, traduce il Post “portare saldamente nelle grinfie di Mosca le regioni in cui i separatisti sostenuti dalla Russia hanno condotto una lunga guerra”. Dunque, “ci sono pochi segnali che il conflitto, che ha causato migliaia di vittime tra i civili, raggiungerà presto una risoluzione pacifica”, rileva il giornale, che cita funzionari occidentali secondo cui “il presidente Vladimir Putin probabilmente intensificherà i suoi sforzi nella speranza di assicurarsi qualcosa che può rivendicare come una vittoria in tempo per il giorno della vittoria della Russia il 9 maggio”. Intanto, continua la battaglia di Mariupol che secondo fonti europee citate dal quotidiano “potrebbe cadere completamente nei prossimi giorni” con “la completa distruzione della città e molte vittime civili”. Potrebbe essere, sempre secondo questa fonte, “peggio di Bucha”. 

New York Times 

“La Russia colpisce duro e spinge per conquistare il Donbass”, titola in apertura il New York Times che segnala il mutamento tattico delle truppe russe: concentrare le forze dopo il fallimento degli attacchi lampo. In questo quadro, “l’Occidente si affretta a fornire agli ucraini armi più pesanti”. Si tratta, scrive il Nyt, di “obici, sistemi antiaerei, missili antinave, droni armati, camion blindati, veicoli per il trasporto di personale e persino carri armati, il tipo di armi che per il presidente Biden sono adatte a fermare ‘l’assalto più ampio che ci aspettiamo dalla Russia lanciare nell’Ucraina orientale’”. Biden ne ha discusso ieri in videoconferenza con gli alleati, e secondo “fonti informate” citate dal quotidiano “potrebbe nei prossimi giorni annunciare un nuovo pacchetto di aiuti militari a Kiev, che sarebbe di portata pari a quello da 800 milioni di dollari” varato nei giorni scorsi. Ma, sottolinea il Nyt, “la strategia comporta un rischio notevole: inimicarsi la Russia tanto da innescare un conflitto internazionale più ampio”.  Mosca, ricorda il giornale, ha nei giorni scorsi avvertito di “conseguenze imprevedibili” se continueranno le forniture all’Ucraina “degli armamenti più sensibili”, ma a Washington queste minacce sono considerate come una conferma dell’efficacia degli aiuti militari a Kiev. 

Wall Street Journal 

Le cronache dai campi di battaglia dell’Ucraina in apertura sul Wall Street Journal: “Gli ucraini fuggono dalle città orientali mentre le truppe russe spingono l’avanzata”, è la sintesi del titolo. Il quotidiano offre in prima pagina anche un focus su una delle ricadute che il conflitto ha determinato sulla scena della politica internazionale: la crisi delle relazioni, tradizionalmente forti, tra Usa e Arabia Saudita ma adesso giunte “al punto di rottura” a causa di contrasti sui livelli di produzione del petrolio. I rapporti bilaterali avevano raggiunto il punto più basso degli ultimi decenni quando Biden nel 2019 aveva affermato “che il regno dovrebbe essere trattato come un paria su questioni relative ai diritti umani come l’omicidio di Khashoggi”, il giornalista dissidente assassinato nell’ambasciata saudita di Istanbul, e “le divisioni politiche si sono approfondite dall’invasione russa dell’Ucraina”, rileva il Wsj, e spiega: “La Casa Bianca voleva che i sauditi pompassero più greggio, sia per addomesticare i prezzi del petrolio sia per tagliare i finanziamenti alla guerra di Mosca. Il regno non si è mosso, mantenendosi in linea con gli interessi russi”. Ora, secondo il giornale, “il riavvicinamento non sarà facile” perché “Biden deve affrontare la ferma opposizione al miglioramento dei legami con i sauditi da parte dei deputati democratici e repubblicani”, e perché “il principe Mohammed ha mostrato poca volontà di ritirarsi da un’alleanza redditizia con Mosca per tenere sotto controllo i livelli di produzione di petrolio”. Tra gli altri titoli, si segnala un servizio sulla possibilità che Netflix introduca la pubblicità per poter offrire un servizio meno caro e fermare la perdita di utenti, in fuga a causa dei costi elevati.

Financial Times 

Titolo sulla guerra che “si intensifica in Ucraina” con un’impressionante foto di un’enorme catasta di automobili carbonizzate dai bombardamenti, nella fascia alta della prima pagina del Financial Times, che, subito dotto, dà grande risalto alla revisione al ribasso delle previsioni di crescita globale diffuse ieri dal Fondo monetario internazionale: l’espansione sarà del 3,6% ossia lo 0,8% in meno rispetto alle precedenti stime, perché “la guerra spunta le prospettive della ripresa” dopo il Covid. I Paesi maggiormente colpiti dalla frenata saranno quelli più vicini all’Ucraina, ma l’outlook globale “è significativamente peggiorato” anche perché l’inflazione resta alta e pone sfide difficili alla Bce e alla Fed, perché, specie in Europa, “complicherà la politica monetaria”. Sottolinea Ft che secondo le simulazioni dell’Fmi “un embargo su petrolio e gas russi la farebbe crescere ulteriormente, colpirebbe duramente i Paesi europei e quelli emergenti e richiederebbe tassi di interesse ancora più alti, anche negli Usa”. Spazio in prima pagina, con attento sguardo geopolitico, anche all’accordo di sicurezza firmato ieri da Cina e Isole Salomone, che “scuote gli Usa”.  

The Times 

Politica interna in primo piano sul Times, con l’intervento di Boris Johnson ai Comuni, dove si è scusato ma ha ribadito che non intende dimettersi benché multato, assieme al ministro delle Finanze Rishi Sunak, per le feste a Downing Street durante il lockdown nel giugno 2020. Il premier si prepara adesso a una battaglia per evitare un’inchiesta parlamentare per accertare se abbia mentito in Aula quando sostenne di non aver violato le regole. “I capigruppo Tory hanno ordinato a tutti i deputati di essere presenti domani a Westminster e di votare contro la mozione per deferire Johnson per oltraggio davanti alla Commissione per le prerogative parlamentari dei Comuni”, scrive il giornale, che prevede il rigetto della mozione ma con significative incrinature nel fronte dei conservatori perché “un certo numero di Tory si asterranno, temendo che il loro voto possa condannarli nelle prossime elezioni”. Colonnino di spalla per l’Ucraina, dove “i vulnerabili sono intrappolati mentre l’assalto ricomincia”. 

Le Monde 

In Ucraina “la Russia intensifica la sua offensiva per impadronirsi del Donbass”, titola in apertura Le Monde, che propone un reportage dalla regione “dove gli abitanti che si sono rifiutati di andarsene vivono sotto le bombe, senz’acqua, gas ed elettricità”. La guerra, scrive il quotidiano nell’editoriale, “mette l’Europa di fronte a decisioni importanti” su tre fronti. Il primo è quello delle sanzioni: a Bruxelles si prepara un sesto pacchetto e secondo il giornale “è importante che includa, tra le istituzioni finanziarie interessate, la banca Sberbank, finora risparmiata, che rappresenta il 37% del settore bancario russo”. Il secondo è l’embargo su petrolio e gas russo che “deve essere deciso senza indugio e in modo coerente a livello europeo”, anche se “la sua attuazione avrà un impatto significativo su diverse economie dell’Ue, prima fra tutte quella tedesca”. Il terzo è l’assistenza militare all’Ucraina, e per sottolineare che va fornita Le Monde cita le parole di Mario Draghi: “Non farlo equivarrebbe a dire agli ucraini: accettate la schiavitù e la sottomissione. Un messaggio contrario ai nostri valori europei”. E conclude: “Ascoltiamo il signor Draghi”. A centro pagina, il dibattito televisivo di stasera tra i due sfidanti per l’Eliseo: “Le Pen vuole cancellare il fiasco del 2017”, afferma il quotidiano.  

Le Figaro 

E’ il giorno del faccia a faccia televisivo tra Macron e Le Pen, e Le Figaro apre con l’attesa per “il grande confronto” che andrà in onda questa sera alle 21 su TF1 e France 2: “Un appuntamento cruciale e accuratamente preparato cinque anni dopo il loro primo duello”, sottolinea il giornale, che dedica l’editoriale alla profonda disaffezione dell’elettorato. Nel 1974 si dice che i due sfidanti presidenziali, Valery Giscard d’Estaing (poi vincitore) e Francois Mitterrand, si contendevano il “monopolio del cuore” dei francesi, ricorda Le Figaro, e osserva: “Ognuno di loro aveva la sua visione del futuro del Paese. Allora era progetto contro progetto. Con il voto, l’elettore aderiva, più o meno, all’uno o all’altro. A distanza di quasi cinquant’anni, il dibattito sui loro lontani successori, questo mercoledì sera, non s’iscriverà affatto in questo registro ‘sentimentale’. Emmanuel Macron e Marine Le Pen cercheranno piuttosto di suscitare il minor rifiuto possibile. Sarà rifiuto contro rifiuto. Certo, i due candidati incarnano anche due France totalmente opposte. Ma la mancanza di amore – per non dire l’odio – ispirata dai leader politici oggi è tale che si vota più per bloccare che per convinzione”.  Ucraina a centro pagina, con titolo sulla campagna di intensi bombardamenti scatenata dalla Russia in Donbass.  

El Pais 

“La Spagna di toglie la mascherina”, è il titolo di apertura a tutta pagina di El Pais, che pare quasi un sospiro di sollievo perché, scrive il giornale, la fine dell’uso obbligatorio dei dispositivi di protezione “simboleggia l’uscita dalla pandemia dopo 699 giorni di stato di emergenza”. Le mascherine dovranno adesso portarsi solo nelle strutture sanitarie e sui mezzi di trasporto pubblici. Il giornale mette in evidenza anche un sondaggio, da cui risulta che gli spagnoli sono divisi sull’argomento, e che il 70% di loro continuerà a indossare la mascherina in cinema, teatri e altri luoghi chiusi. Gli altri titoli di rilievo sono tutti di cronaca nazionale: la formazione del governo regionale in Castiglia e Leon, dove l’alleanza inedita tra i popolari e i franchisti di Vox, sottolinea El Pais, ha trascurato la parità di genere nominando 9 uomini e solo 3 donne; l’annuncio del presidente della Catalogna, Aragones, del congelamento delle relazioni con il governo nazionale dopo le rivelazioni sullo spionaggio ai danni di decine di politici catalani; le previsioni dell’Fmi che collocano la Spagna ai primi posti nel mondo per crescita economica. Spazio ridotto per l’Ucraina, dove “la Russia si concentra nella distruzione delle città nell’Est”. 

Frankfurter Allgemeine Zeitung 

Il cancelliere tedesco Olaf Scholz, attaccato pesantemente dalla Cdu per i ritardi nella consegna di armi a Kiev e pressato dai partner della coalizione di governo, si difende e sostiene che non c’è nessun motivo di cambiare la politica tedesca sul sostegno militare all’Ucraina: alla polemica dedica anche oggi l‘ apertura la Frankfurter Allgemeine Zeitung. Scholz, riferisce la Faz, ha spiegato che la Germania vuole continuare a fornire armi a Kiev, ma che la Bundeswehr non avevano più scorte da spedire e all’Ucraina è stato quindi chiesto di selezionare l’equipaggiamento di cui aveva bisogno da un elenco di armamenti disponibili presso i produttori tedeschi. Inoltre, il cancelliere ha affermato che il governo tedesco vorrebbe aiutare quei partner della Nato dell’Europa orientale a sostituire le loro armi dell’era del Patto di Varsavia che possono essere trasferire all’Ucraina subito. In un editoriale, intitolato “Il fatale errore della Germania”, il quotidiano torna anche su un’altra polemica che imbarazza Berlino sulla scena internazionale, quella delle passate buone relazioni con Putin per gli interessi economici legati al gasdotto Nord Stream 2. Una linea sbagliata perché, secondo il giornale, “dal punto di vista della dirigenza russa”, era il segno di una volontà tedesca “di mettere da parte tutte le belle parole sui valori democratici, la solidarietà europea e così via, non appena c’erano in gioco abbastanza soldi e gli interessi delle società tedesche”. 

China Daily 

Il China Daily insiste nella sua campagna contro i laboratori biologici militare degli Usa all’estero, e dopo aver ripetutamente scritto delle installazioni in Ucraina sposta lo sguardo sulla Corea del Sud dove, come si afferma nel titolo, “cresce la rabbia della popolazione”, preoccupata dei rischi per la salute. Gli Stati Uniti hanno sempre detto che i laboratori sudcoreani hanno scopi di sorveglianza contro le minacce biochimiche, “ma le prove portate alla luce hanno indebolito questa affermazione”, sostiene il giornale, secondo cui “nel 2015, il Pentagono ha confermato di aver inviato ‘inavvertitamente’ campioni di antrace vivo a un laboratorio statunitense in Corea del Sud” e “un’indagine congiunta tra Corea del Sud e Stati Uniti ha scoperto in seguito che campioni di batteri letali erano stati inviati in Corea del Sud 16 volte dal 2009”. Il quotidiano cita Woo Hee-jong, professore di medicina veterinaria all’università di Seul, secondo cui le strutture “pongono un rischio di danni civili catastrofici e diffusi”. L’accademico si spinge fino a evocare il disastro causato da un impianto chimico a Bhopal, in India, dove nel 1984 si contarono migliaia di vittime. Il quotidiano interpella anche Jeon Wi-bong, direttore di un’associazione civica che si batte per la chiusura dei laboratori, situati nel  porto di Busan, “un’area dove ci sono circa 20 scuole, 30 complessi di appartamenti e importanti collegamenti di trasporto entro un raggio di 3 chilometri dalla base che ospita le strutture”. 

Quotidiano del Popolo 

La Cina ha firmato ieri un accordo di sicurezza con le isole Salomone e la notizia è in risalto sul People’s Daily, edizione in inglese dell’organo del Partito comunista cinese, che ne fa subito oggetto di polemica con gli Usa per l’annunciata visita nell’arcipelago del Pacifico di Kurt Campbell, coordinatore per l’indo-pacifico della Casa Bianca. “Dopo che l’Australia non è riuscita a influenzare le Isole Salomone per contrastare l’accordo di sicurezza con la Cina, alti funzionari statunitensi hanno in programma di recarsi nel Paese questa settimana nel tentativo di annullare il patto di sicurezza già firmato con una rara visita di alto livello per far sentire la pressione di una superpotenza”, scrive il quotidiano in un articolo pubblicato anche dal Global Times e in cui si riportano i commenti di Wang Wenbin, portavoce del ministero degli Esteri cinese: “”L’ambasciata americana nelle Isole Salomone è chiusa da 29 anni. La visita più recente alle Figi fatta da un segretario di Stato americano risale a 37 anni fa. Diversi alti funzionari statunitensi ora desiderano una visita in alcuni paesi delle isole del Pacifico, tutti all’improvviso dopo tutti questi anni. Lo stanno facendo per il bene delle isole o hanno secondi fini?”. Alla domanda l’editoriale risponde così: “Gli osservatori hanno sottolineato che le ‘preoccupazioni’ espresse da Stati Uniti e Australia per il patto di sicurezza mostrano che usano la regione del Pacifico meridionale come arena per la competizione con la Cina e cercano di contenere lo sviluppo pacifico della Cina”.  

Fonte: Agi.it

Di Antonio Signoriello

Sono Antonio Signoriello, Blogger ed Esploratore di notizie in rete. "Il blogger è una persona che si occupa di un blog perché qualcuno glielo chiede oppure, ed aggiungerei che sfortunatamente è il caso più frequente, perché nessuno glielo chiede" (Nonciclopedia)

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