AGI – Ai tempi del bianco e nero, c’era un televisore per quartiere. Con il colore ne è arrivato uno per ogni famiglia. Adesso nelle case italiane ce ne sono circa 45 milioni. E sono una minoranza, visto che tra cucina, stanze e stanzette ci sono anche 75 milioni di schermi connessi. Un po’ come se ogni italiano, dai neonati agli ultracentenari, avesse a disposizione un paio di schermi a testa tra tv, smartphone, tablet.

In questo dato, emerso dal rapporto Auditel-Censis dello scorso novembre e aggiornato l’11 aprile dal presidente di Auditel Andrea Imperiali durante la relazione annuale in Senato, c’è tutto un mondo di cambiamenti. Un mondo in cui lo schermo è sempre più spesso in tasca, ma che punta allo stesso tempo a riconquistare il salotto.

Si fa presto a dire tv

Nelle case degli italiani ci sono più smartphone (poco meno di 49 milioni) che televisori, 7 milioni di tablet e quasi 20 milioni di pc connessi. Non sorprende allora che la fruizione dei contenuti, ha spiegato Imperiali, “da familiare è diventata individuale, da indoor è diventata in mobilità, da lineare a on demand, grazie a circa sessanta diverse tipologie di device attraverso i quali si può accedere a contenuti audiovisivi”.

Ecco perché Auditel ha introdotto Total Audience, un nuovo strumento per misurare i dati relativi agli ascolti su tutti i dispositivi. La sua efficacia si lega ad altri due elementi: il Codice univoco degli spot video, una “targa” grazie alla quale Auditel traccia ogni singolo spot video fruito su tutte le piattaforme e su tutti i dispositivi; la raccolta anche dell’ascolto “non riconosciuto”, ossia generato da soggetti che non hanno richiesto di essere misurati o non sono predisposti a farlo.

“Le nuove forme di fruizione determinano inevitabilmente un cambiamento delle regole del gioco”, ha sottolineato il presidente Agcom Giacomo Lasorella. “Emerge con urgenza l’esigenza di individuare nuovi strumenti di rilevazione in grado di fotografare le nuove audience attraverso regole condivise e trasparenti”.

Dal televisore soprammobile alla tv intelligente

Le case sono ancora piene zeppe di televisori: il 97% delle famiglie ne possiede almeno uno. “Sono tanti – sottolineava il rapporto Auditel-Censis – ma in molti casi rappresentano poco più di un soprammobile”. Confondendo ciò che si trasmette con ciò che lo trasmette, troppo spesso e troppo in fretta si è data per spacciata la televisione. Si sta invece assistendo a “una crescita mai vista” di quella che il rapporto 2021 ha definito “televisione fuori dal televisore”: 7,3 milioni di italiani guardano su Internet programmi televisivi che vanno in onda in contemporanea sulla tv lineare e, tra loro, 4,2 milioni lo fanno dallo smartphone.

Ma, soprattutto, “esplode la domanda di contenuti televisivi su siti specifici, a pagamento o gratuiti”, con oltre 24 milioni di italiani (48,4% lo scorso anno) che si connettono e utilizzano le applicazioni on demand. Streaming, ma anche funzionalità che, grazie a Internet, permettono di guardare singoli programmi quando è possibile farlo. Non sono più le emittenti che scandiscono la giornata: è l’utente che compone il proprio palinsesto.

Se la diffusione degli smartphone non è una novità (il loro numero ha superato quello dei televisori ormai più di tre anni fa), gli occhi sono oggi puntati sulle smart tv, i televisori connessi che permettono sia di guardare le emittenti tradizionali che di navigare online, tra siti e app di streaming. Complici la pandemia (che ha aumentato il tempo passato in casa) e il passaggio al nuovo digitale terrestre (che rende inutilizzabili i televisori più vecchi), tra il 2019 e il 2021 il numero delle smart tv è lievitato del 46,6%, superando quota 15 milioni. Ormai un terzo dei televisori è connesso.

La smart tv, affermano Auditel e Censis, è quindi uno “strumento per la costruzione di un palinsesto personalizzato” e la “porta di accesso a Internet”. Ma non solo: è un veicolo molto ambito dalla tv in streaming, diventata secondo Imperiali “il palcoscenico globale della sfida in atto fra i giganti statunitensi”. Netflix, Disney+, Apple, Amazon, Discovery-Warner-Hbo. E anche Youtube. Sì, proprio la piattaforma che per prima ha scalfito il televisore adesso punta a riconquistarlo.

Lo ha affermato lo scorso gennaio la ceo Susan Wojcicki in una lettera in cui ha tracciato le priorità del 2022: “Lo schermo televisivo è quello su cui abbiamo riscontrato la crescita maggiore nel 2021. Stiamo esplorando nuovi modi per portare il meglio di Youtube sulla tv”. Sottinteso: connessa. Wojcicki – che gestisce una compagnia che vive di Internet – non ha neppure bisogno di dirlo, ma anche Censis e Auditel affermano la stessa cosa: “Oggi la televisione è la smart tv”. E vuole riprendersi (anche) il salotto

Fonte: Agi.it

Di Antonio Signoriello

Sono Antonio Signoriello, Blogger ed Esploratore di notizie in rete. "Il blogger è una persona che si occupa di un blog perché qualcuno glielo chiede oppure, ed aggiungerei che sfortunatamente è il caso più frequente, perché nessuno glielo chiede" (Nonciclopedia)

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