AGI – Giovedì prossimo si riunirà il board della Bce: un’occasione per riflettere sull’impennata dell’inflazione e sulla nuova incertezza economica causata dalla guerra in Ucraina. 

Nella sua ultima riunione di marzo, la Bce aveva annunciato che avrebbe accelerato la riduzione del suo stimolo all’acquisto di obbligazioni, con l’obiettivo di terminare lo schema nel terzo trimestre. Un aumento dei tassi di interesse – il primo della Bce in oltre un decennio – sarebbe seguito “qualche tempo” dopo.

Ma da allora i prezzi hanno continuato a salire, con i costi dell’energia, delle materie prime e del cibo che sono aumentati sulla scia della guerra in Ucraina, aggiungendo i timori che il conflitto possa bloccare la ripresa post-Covid.

La Fed e la Boe hanno già annunciato i loro primi aumenti dei tassi per combattere le pressioni sui prezzi, lasciando così l’Eurotower fuori tempo massimo. L’inflazione a marzo è intanto balzata ad un record del 7,5% nell’Eurozona, ben oltre l’obiettivo del 2%.

Anche se non sono attese grandi decisioni politiche alla riunione di giovedì prossimo, la conferenza stampa di Christine Lagarde, presidente della Bce (in modalità virtuale, perché è positiva al Covid-19) sarà scandagliata alla ricerca di indizi di un passaggio della banca a una modalità più aggressiva di lotta all’inflazione.

“A nostro avviso, è probabile che i responsabili politici anticipino i loro piani per aumentare i tassi di interesse”, ha detto Capital Economics, “dato che l’inflazione continua a sorprendere al rialzo”.

Il dilemma in cui si troveranno i banchieri centrali è tra la necessità di aumentare i tassi di interesse come strumento per domare l’inflazione e quella di non premere il grilletto troppo presto, perché si rischia di danneggiare la crescita economica. Un ‘rebus’ reso ancora più complicato dopo l’invasione russa in Ucraina e le sanzioni occidentali nei confronti di Mosca, dato che le conseguenze dello sconvolgimento sul commercio internazionale e sui mercati energetici rimangono difficili da prevedere.

I verbali dell’ultima riunione della BCE hanno rivelato che molti membri del consiglio direttivo (25 in tutto) erano favorevoli ad “ulteriori passi immediati” per affrontare l’inflazione, nonostante il quadro economico in peggioramento. Alcuni governatori hanno chiesto così di terminare gli acquisti di obbligazioni in estate, aprendo la porta a un aumento dei tassi nel terzo trimestre.

Secondo Carsten Brzeski, economista di ING, i verbali hanno mostrato che la Bce “è diventata più falco” così come ‘falco’ è Joachim Nagel, il capo della potente banca centrale tedesca Bundesbank, il quale ha messo in guardia contro “l’agire troppo tardi”.

Per anni la Bce ha mantenuto una politica monetaria ultra-accomodante, spingendo i tassi di interesse ai minimi storici per alimentare la crescita e spingere l’inflazione al di sotto del target. Ha persino fissato un tasso di deposito negativo di meno 0,5 per cento, il che significa che le banche pagano per parcheggiare il contante in eccesso presso la Bce.

Non solo, ma ha anche accumulato miliardi di euro in titoli di stato e obbligazioni societarie ogni mese per mantenere il flusso di credito nel club delle 19 nazioni. Il massiccio stimolo viene ora eliminato, una mossa che la Bce ha sempre detto che sarebbe arrivata prima di qualsiasi cambiamento dei tassi di interesse.

 

Fonte: Agi.it

Di Antonio Signoriello

Sono Antonio Signoriello, Blogger ed Esploratore di notizie in rete. "Il blogger è una persona che si occupa di un blog perché qualcuno glielo chiede oppure, ed aggiungerei che sfortunatamente è il caso più frequente, perché nessuno glielo chiede" (Nonciclopedia)

Rispondi