AGI – Le presidenziali in Francia ridimensionano gli spazi per l’Ucraina sulle prime pagine dei giornali europei, che dedicano molte analisi all’esito del primo turno e sono sostanzialmente concordi nel non considerare del tutto scontata una vittoria di Macron al secondo turno, data la quantità di variabili in campo. La stampa americana resta invece più concentrata sulla guerra e mette l’accento sullo spostamento del fronte verso il Donbass e sulle nuove richieste ucraine di aiuti militari occidentali. 

Washington Post

“L’Ucraina fa pressioni per altre armi”, titola in apertura il Washington Post, che riprende gli interventi del presidente ucraino Zelensky e del suo ministro degli Esteri, Kuleba, sulle tv americane: I Paesi dell’Occidente “devono fornire armi all’Ucraina come se stessero difendendo se stessi e la propria gente. Se non accelerano, per noi sarà difficile resistere alla pressione”, ha detto Zelensky al programma “60 Minutes” della Cbs, mentre Kuleba a “Meet the Press” della Nbc ha avvertito che sebbene “i leader abbiano strombazzato il successo nel cacciare le forze russe da Kiev, un’altra battaglia sta arrivando, la battaglia per il Donbass”. Appelli a cui ha risposto, indirettamente, Jake Sullivan, consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Biden, su “Face the Nation” della CBS: obiettivo “è aiutare gli ucraini a difendere il loro territorio in Ucraina e riprendersi il territorio”, e “gli Stati Uniti stanno aumentando di risorse, armi, equipaggiamento militare, ma anche risorse diplomatiche per sostenere gli ucraini”, ha detto Sullivan, che rivendicato una mobilitazione di risorse di “portata, scala e velocità senza precedenti”. Collegato all’apertura, un servizio da Leopoli sulla “rete segreta invio di armi e droni alle forze ucraine”. Sull’Ucraina c’è anche un terzo titolo in prima pagina, per un ritratto di Vitali Klitschko, l’ex pugile sindaco di Kiev. 

New York Times

Guerra in Ucraina vista dalla parte dei civili sulla prima pagina del New York Times, che titola: “I pericoli si fanno più terribili lungo le vie di fuga verso l’Ucraina occidentale”. L’offensiva russa che si è intensificata nelle regioni orientali del Paese, scrive il giornale, ha innescato un massiccio esodo degli abitanti, invitati a scappare anche dalle autorità locali. Sulle strade, racconta il Nyt, “c’è uno scenario dell’orrore”, con decine di cadaveri di civili uccisi dai russi mentre cercavano di mettersi in salvo. In apertura, su una colonna, c’è un titolo per Jared Kushner, il genero di Trump che sei mesi dopo aver lasciato la Casa Bianca “si è assicurato un investimento di 2 miliardi di dollari da un fondo guidato dal principe ereditario saudita, uno stretto alleato durante l’amministrazione Trump, nonostante le obiezioni dei consulenti dello stesso fondo sui contenuti dell’accordo”. Un titolo anche sulle presidenziali francesi, dove Macron e Le Pen si sfidereanno in un ballottaggio in cui, sottolinea il giornale, “la crescita dell’estrema destra potrebbe essere una minaccia per l’uscente”.  

Wall Street Journal

Un forte contrasto sulla prima pagina del Wall Street Journal tra le grandi fotografie delle celebrazioni della domenica delle palme in Vaticano, a Gerusalemme e nella città irachena di Al Qosh, e il titolo sulla guerra: “Ucraina e Russia si riarmano sul nuovo fronte”, il Donbass, “per quella che probabilmente diventerà la più grande battaglia del conflitto”. Fonti ucraine, riferisce il Wsj, “hanno affermato che gli obiettivi di Mosca probabilmente vanno ben oltre la conquista della regione del Donbass e che Putin cerca di distruggere le migliori unità ucraine nella battaglia del Donbass per poi riprovare a conquistare il resto del Paese, inclusa Kiev”. Tuttavia, fonti militari sostengono che molti reparti tattici russi che si sono ritirati dall’Ucraina settentrionale sono stati ridotti così a malpartito dalla resistenza ucraina che non saranno in grado di ridistribuirsi presto sul fronte del Donbas: “Abbiamo indicazioni su alcune unità che sono, letteralmente, a tutti gli effetti, sradicate”, ha detto un alto funzionario del Pentagono. Per questo, ha aggiunto questa fonte, “la Russia sta cercando di mobilitare circa 60.000 riservisti”. Secondo molti analisti, scrive il Wsj, “la situazione tattica è più vantaggiosa per la Russia sul fronte del Donbas” perché “le linee di rifornimento sono più brevi” e perché “l’area più concentrata delle operazioni consente di utilizzare in modo più efficace il supporto aereo”. E’ per questo che l’Ucraina, con il ministro della Difesa, Oleksii Reznikov, sta ora richiedendo l’acquisto di armi pesanti standard della Nato. In risalto anche un’analisi sugli effetti dell’aumento del prezzo dei carburanti per le aziende di logistica, come FedEx, Uber e Lyft: tutte hanno imposto nuovi supplementi ai clienti, mentre in Borsa le loro azioni hanno perso quota. Spazio anche, nella parte bassa della prima pagina, alle elezioni presidenziali francesi. 

Financial Times

Elezioni francesi in apertura, anche se solo con titolo generico sulle urne aperte perché il giornale ha chiuso troppo presto per avere i risultati e, nel testo, si riferisce cautamente solo a “prime proiezioni” che indicano il ballottaggio tra Macron e Le Pen. A centro pagina, l’Ucraina con l’appello di Kiev alle società che trattano sui mercati di petrolio e gas perché interrompano il flusso di “denaro sporco di sangue che alimenta la guerra di Putin”. Il giornale ha parlato con Oleg Ustenko, consigliere economico del presidente ucraino Zelensky, che accusato le aziende che commerciano in combustibili di “finanziare i crimini di guerra e il genocidio”. Ustenko ha scritto a quattro società di commercio di materie prime, l’olandese Vitol, la multinazionale Trafigura con sede a Singapore, l’anglo-svizzera Glencore e la multinazionale Gunvor con sede a Cipro, per sollecitarle a non trattare più idrocarburi russi, che fruttano a Mosca 850 milioni di dollari al giorno, usati per finanziare la macchina bellica russa.  

The Times

Per la prima volta dall’inizio della guerra, la prima pagina del Times non presenta nessun titolo e nemmeno un richiamo sull’Ucraina. L’apertura è per le presidenziali francesi “in bilico dopo la vittoria di stretta misura di Macron” al primo turno. Per il giornale le elezioni “sono aperte” a ogni risultato. Nei sondaggi francesi citati dal quotidiano, tuttavia, Macron appare in vantaggio: secondo la rilevazione condotta dall’istituto Ifop per il canale tv TF1, il presidente dovrebbe sconfiggere la leder della destra solo con il più ridotto dei margini, 51% a 49%, ma un secondo sondaggio, dell’istituto Ipsos, assegna la vittoria a Macron con il risultato più confortevole di 54% a 46%. In ogni modo, sottolinea il giornale, “Marine Le Pen vede la sua possibilità di dimostrarsi più potente dello status quo di Macron” e “promettendo di eliminare completamente l’imposta sul reddito per gli under 30, fa appello a una nuova generazione e al malcontento della Francia rurale”. 

Le Monde

Tra due settimane sarà di nuovo duello tra Macron e Le Pen, come nel 2017, ma questa volta a fare da “arbitro” ci sarà il leader della sinistra Melenchon, solidamente terzo al primo turno. Così Le Monde sintetizza il quadro che emerge dal voto di ieri in Francia. Il giornale evidenzia che Melenchon, come la maggioranza degli sconfitti del primo turno, tra cui la gollista Pecresse, la socialista Hidalgo e il verde Jadot, hanno fatto appello un “voto di sbarramento contro Le Pen” nel ballottaggio. Ma nessuno di loro, tranne Pecresse, ha di fatto invitato a votare per Macron. Molte le analisi proposte dal giornale su suo sito web, cui bisogna riferirsi oggi visto che il lunedì Le Monde non è in edicola. L’economista Thomas Piketty scrive in un commento che “se Macron non fa immediatamente un gesto sociale forte, la sua arroganza potrebbe fargli perdere il secondo turno contro Le Pen”. L’editorialista Philippe Bernard avverte invece che “la strategia “morbida” della candidata del Rassemblement National”, che ancora ieri insisteva su parole come “concordia” e “unità nazionale“ in realtà “maschera un progetto brutale di distruzione delle istituzioni della Repubblica, di rottura con gli ideali universalisti della Rivoluzione francese, ma anche di divorzio con l’Unione Europea”. Ancora, il quotidiano rilegge i programmi di Macron e Le Pen e sottolinea che è poco lo spazio per l’economia: sono due “due progetti in assenza di gravità finanziaria”, mentre la Francia presenta conti preoccupanti con il deficit e il debito pubblico che a fine 2021 rappresentavano il 6,5% e il 112,9% (2.813 miliardi di euro) del Pil.  

Le Figaro

La prima pagina di Le Figaro è tutta per le presidenziali francesi: “Macron-Le Pen, nuovo duello” è il titolo che allude alle elezioni del 2017 quando i due si sfidarono nel ballottaggio che portò l’allora esordiente Macron all’Eliseo. Ma questa volta, osserva il quotidiano nel suo editoriale, la vittoria al primo turno pone “sfide” al presidente uscente. Perché, “se dispone di un vantaggio relativamente confortevole” sull’avversaria, “l’alta percentuale di Jean-Luc Melenchon gli mette davanti un blocco contestatore la cui minaccia non può essere sottovalutata”. E Macron, che ha passato cinque “a cancellare ogni alternativa tra il proprio campo e i populisti”, col risultato di sgretolare gollisti e socialisti, potrebbe “essere vittima del suo stesso successo”. Le Pen potrebbe cercare infatti una saldatura con l’elettorato di Melenchon cementata in un voto di protesta, attirando un patrimonio di consensi molto più consistente di quello che potrebbero portare in dote a Macron le candidate repubblicana Pecresse e socialista Hidalgo, uscite a pezzi dalle urne. 

El Pais

Macron “resiste” al primo turno, titola El Pais che apre sulle presidenziali in Francia, dove l’uscente ottiene risultato che “lo colloca in una posizione più confortevole del previsto” nella sfida contro Marine Le Pen al ballottaggio, e che “gli fa credere che, anche se con un vantaggio minore sulla rivale rispetto al 2017, vincerà le elezioni e resterà altri cinque anni all’Eliseo”. Tuttavia, nota il giornale, “non è un vantaggio irreversibile. E nelle prossime due settimane il centrista Macron dovrà convincere molti francesi delusi dalla sua gestione di questi cinque anni al potere, o da una personalità e uno stile che considerano altezzosi ed elitari, a sostenerlo ed evitare l’accesso di Le Pen al potere. Macron non ha guadagnato nulla su Le Pen, che era già suo rivale cinque anni fa. E sbaglierebbe a essere troppo fiducioso”. Il giornale vede, insomma, un ballottaggio aperto, perché Le Pen ha migliorato il suo risultato di cinque anni fa e “se ai suoi voti si aggiungono quelli di Zemmour, si avvicina a un terzo dell’elettorato. E se si sommano i voti dell’estrema destra a quelli della sinistra populista – all’altro capo dello spettro ideologico, ma scettica su Ue e Nato, e con proposte che sfidano lo status quo – si totalizza quasi la metà voti”. Nella parte bassa della prima pagina la guerra in Ucraina, con un reportage da Kramatorsk, “ultimo bastione del Donass”, dove un quarto degli abitanti si rifiuta di abbandonare la città e si prepara a resistere all’attacco russo. 

Frankfurter Allgemeine Zeitung 

Nel ballottaggio tra Macron e Le Pen, che tra due settimane si contenderanno l’Eliseo, “è in gioco il futuro della Francia e dell’Europa”, scrive la Frankfurter Allgemeine Zeitung, che mette le elezioni francesi in apertura: il primo turno è andato a Macron, che ha staccato la leader della destra. Ma dalle urne sono usciti anche altri dati rilevanti: il candidato di sinistra Melenchon “ha mancato di poco il secondo turno” raccogliendo a sopresa quasi il 22%, mentre sono crollati i gollisti e i socialisti. “Macron ora deve lottare”, rileva la Faz nel titolo del suo editoriale: perché è vero che ha già vinto il ballottaggio contro Le Pen nel 2017, ma “cinque anni fa Macron stesso era un outsider, un faro di speranza per i francesi politicamente disamorati”, mentre “questa volta è l’establishment” e anche se “ha ottenuto molto, come riconciliatore delle ‘due France’ ha fallito”. Mentre Le Pen “può sperare nel voti del populista di sinistra e oppositore dell’Ue Melenchon”. In prima pagina con grande evidenza anche la polemica che coinvolge Angela Merkel, accusata anche da alcuni settori del suo partito, la Cdu, di non aver preso una posizione netta contro l’invasione russa dell’Ucraina perché imbarazzata dalla sua politica di apertura a Putin negli anni del cancellierato.  

China Daily

La guerra in Ucraina ha innescato una nuova “corsa agli armamenti”, osserva il China Daily, che cerca di fare il punto sulle commesse militari decise nel mondo dopo l’invasione russa. Si va dalla fornitura di caccia F-16 alla Bulgaria decisa dagli Stati Uniti il primo aprile (costo 1,6 miliardi di dollari), al piano per sostituire la sua flotta di F-18 sbloccato dal Canada dopo dodici anni di stasi (costo 15,1 miliardi di dollari), al progetto annunciato da Usa, Gran Bretagna e Australia di collaborare nello sviluppo di missili ipersonici, all’aumento delle spese per la difesa deciso da vari Paese, tra i quali il giornale cita la Germania, l’Italia e l’Estonia. Tale contesto, scrive il quotidiano citando Zhang Hong, ricercatore di studi russi, dell’Europa orientale e dell’Asia centrale presso l’Accademia cinese delle scienze sociali, si deve al fatto che “gli Stati Uniti e la Nato sollevano e sfruttano le ansie per la sicurezza”, con il vero obiettivo di “incoraggiare alcuni paesi dell’Asia-Pacifico ad accettare o chiedere una maggiore protezione dagli Stati Uniti”, che “di conseguenza, di dispiegare in questi Paesi armi più letali”. 

Quotidiano del Popolo

“Gli Usa sono il malvagio manipolatore dietro le quinte del disordine globale”: il titolo dell’editoriale del People’s Daily, edizione in inglese dell’organo del Partito comunista cinese, non potrebbe essere più esplicito. Il giornale ripete ancora una volta la posizione della Cina, secondo cui la guerra in Ucraina è stata provocata dall’espansionismo della Nato, le sanzioni contro la Russia e gli aiuti militari a Kiev sono un modo di “soffiare sul fuoco”, l’unica via di uscita è un negoziato di pace, che Washington non fa nulla per facilitare. “Riflettere sulla storia rivela che gli Stati Uniti hanno esportato turbolenze all’estero e cercato guadagni per sè tali mosse con un alto grado di efficienza. Da quando gli Stati Uniti d’America hanno dichiarato la loro indipendenza il 4 luglio 1776, solo un periodo di meno di 20 anni nei 240 anni di storia del Paese è passato senza che fossero coinvolti in una guerra”, osserva il quotidiano, che riporta una “statistica incompleta”, secondo cui “dalla fine della seconda guerra mondiale nel 1945 fino al 2001, dei 248 conflitti armati avvenuti in 153 regioni del mondo, 201 sono stati avviati dagli Stati Uniti, l’81% del numero totale”. Conclusione: l’Ucraina è solo l’ultimo caso in cui gli Usa hanno scatenato una guerra per perseguire “i loro egoistici interessi”.  

Fonte: Agi.it

Di Antonio Signoriello

Sono Antonio Signoriello, Blogger ed Esploratore di notizie in rete. "Il blogger è una persona che si occupa di un blog perché qualcuno glielo chiede oppure, ed aggiungerei che sfortunatamente è il caso più frequente, perché nessuno glielo chiede" (Nonciclopedia)

Rispondi