AGI – La Procura Generale di Milano ha affidato a una società il compito di rilevare la presenza di gas radon nei locali sotterranei del Tribunale di Milano dopo che nei giorni scorsi l’AGI aveva raccolta la denuncia dei lavoratori su una possibile correlazione tra elevate concentrazioni della sostanza cancerogena  e cinque casi di tumore su dieci dipendenti degli uffici ‘Archivio generale’ e ‘Corpi di reato’.

Dopo la denuncia il presidente della Corte d’Appello ha promesso massimo impegno 

L’impresa U-Series avrà il compito attraverso la fornitura di 200 rilevatori “di determinare la concentrazione media annua di radon in aria” attraverso due rapporti con cadenza semestrale. Nel documento firmato dalla procuratrice generale Francesca Nanni, si spiega che la scelta dell’affidamento diretto è stata presa “per ragioni di efficacia e tempestività”.

Lino Gallo, funzionario all’ufficio gip e segretario nazionale della sigla sindacale FLP (Federazione lavoratori pubblici e funzioni pubbliche), aveva denunciato di avere, “più volte, fin dal 2007, interessato gli organi competenti  della presenza di gas radon oltre che della circostanza di patologie oncologiche gravi contratte da alcuni lavoratori impegnati nelle attività in questi locali, che si trovano 3-4 metri sotto al livello della strada, con tutta probabilità causate dall’esposizione di gas radiogeno”. E aveva aggiunto che è stata violata in modo reiterato la normativa prevista dall’articolo 65, comma 1, del decreto legislativo 81 del 2008, che vieta l’utilizzo dei locali sotterranei e semisotterranei per qualsiasi attività lavorativa” non escludendo “la citazione in giudizio dei vertici dell’amministrazione giudiziaria milanese per i danni fisici, bilogici e morali causati ai lavoratori, malati oncologici”.  

In seguito alle sue parole, il presidente della Corte d’Appello Giuseppe Ondei si era recato nei locali soffermandosi per un paio d’ore a colloquio coi lavoratori e promettendo massimo impegno nel garantire la loro sicurezza.

L’indignazione del presidente del Tribunale  

La loro denuncia ha portato invece a una dura reazione, molto diversa da quella di Ondei, da parte del presidente del Tribunale Roberto Bichi che in una lettera rivolta alla FLP e allo stesso presidente della Corte d’Appello, oltre che al procuratore facente funzioni Riccardo Targetti, ha sostenuto che gli accertamenti sull’eventuale presenza di radon begli scantinati sono “già stati disposti in seguito a una delibera della Conferenza Permanente del 6 maggio 2021 e sono operativamente seguiti dalla Procura Generale”. “Spiace  leggere – le parole di Bichi – che in difetto di informazioni si indichino i capi degli uffici come soggetti che ignorano e violano le norme di legge sulla sicurezza nei luoghi di lavoro quando è impegno quotidiano quello di assumere iniziative per la manutenzione e la sicurezza del Palazzo”.

Bichi parla di “tono inutilmente polemico se non offensivo da parte dei lavoratori” auspicando che “non debbano ripetersi iniziative simili al fine di garantire la correttezza dei rapporti”. Una settantina di lavoratori ogni giorno svolge delle mansioni nella parte più nascosta dell’edificio costruito in epoca fascista. Alcuni in modo costante  mentre altri, come gli operai addetti alle manutenzioni, lo fanno in modo occasionale. Oltre che negli Uffici Corpi di Reato e Archivio sono distribuiti anche in altri locali, come quello che ospita il Cral, il bar riservato ai dipendenti.

“Le persone che si sono ammalate lavorano lì da molto, da 30-40 anni e, per fortuna, grazie alla prevenzione, si sono accorte in tempo di avere un tumore e sono vive. Guarda caso, si tratta sempre di adenocarcinomi di grado aggressivo alle parti molli, tipi dall’esposizione a questo gas, che l’Oms ha dichiarato sin dal 1988 una delle 75 sostanze cancerogene per l’uomo, assieme al benzene, all’amianto e ad altre”.

     

Fonte: Agi.it

Di Antonio Signoriello

Sono Antonio Signoriello, Blogger ed Esploratore di notizie in rete. "Il blogger è una persona che si occupa di un blog perché qualcuno glielo chiede oppure, ed aggiungerei che sfortunatamente è il caso più frequente, perché nessuno glielo chiede" (Nonciclopedia)

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